Del pensiero Viola
Ho passato tutta la vita a fare classificazioni

Me

Ogni incontro è un'epifania. Mi piace osservare gli sconosciuti e inventare la loro storia. Sogno rapporti empatici. Cerco di capire cosa significano i gesti,le espressioni,i toni della voce. Sono un'osservatrice. Sono sensibile ai cambiamenti. Vorrei avere sempre le stesse certezze ma nello stesso tempo non rimanere mai uguale a ieri. Cerco di non disperdere le sostanze volatili,acchiappando i miei pensieri e trascrivendoli su pezzetti di carta. A volte è solo una questione terminologica:accosto le parole e amo il suono che producono. Sono affascinata dalla gente talmente tanto che a volte mi sorprendo a fissarla per delle ore,senza motivo.

Love

le tempeste i vecchi film disney il profumo di pulito il profumo della pelle ridere con le lacrime agli occhi scoprire che le persone non sono mai uguali a se stesse addormentarsi mentre fuori piove una riga di matita nera sotto gli occhi il sapore del dentifricio il tè verde con il miele un albergo sul mare la pioggia dell'estate l'atmosfera sospesa dell'inverno svegliarsi presto ma andare a dormire sempre troppo tardi mettere le cose in ordine andare ai concerti e tenere i biglietti le note al caffè parlare fino a notte fonda mentre la luna fa il suo giro ridere di vecchie foto un silenzio evocativo i giornali di moda una mostra d'arte lo smalto rosso una mattina piena di luce una gonna-tutù fermarsi e ricominciare le date i numeri gli anniversari i miei amici che sono un circo orfei un cuore di feltro i gioielli vistosi le farfalle nello stomaco i vecchi cinema i caffè teatro l'aria di parigi il suono di certe parole chi è accurato nella scelta delle parole

Hate

l'ignoranza le critiche inutili il disordine innamorarmi della persona sbagliata dimenticarmi qualcosa la televisione gli irrispettosi chi si prende troppa libertà chi giudica a priori chi vota berlusconi i tormentoni dell'estate i cinepanettoni chi alza la voce i calzini spaiati i cd rigati chi sbaglia i congiuntivi chi con "la maggior parte di" usa il verbo al plurale e chi non sa che si scrive qual è chi critica i miei amici chi non richiama e chi non risponde l'indifferenza

Books

caos calmo di veronesi, amelie nothomb, banana yoshimoto, simona vinci, isabelle allende, la ragazza interrotta di susanna kaysen, il giovane holden, dona flor e i suoi due mariti di jorge amado, un giorno tutto questo dolore ti sarà utile di peter cameron, cime tempestose, le particelle elementari di houellebecq, una famiglia particolare di alexandre jardin, sebastiano vassalli, oceano mare di baricco, morte malinconica del bambino ostrica di tim burton, le petit prince, la legge di murphy, chiara gamberale, le conseguenze secondarie dei sogni di delphine de vigan, la solitudine dei numeri primi, come dio comanda di ammaniti, murakami haruki, stabat mater di tiziano scarpa

Movies
romeo+juliet, crash, big fish e tutto burton, le premier jour du rest de ta vie, andata+ritorno, il passato prossimo, juno, stella, the millionaire, almost blue, paz!, blood diamond, fight club, buon compleanno mr grape, brisby e il segreto di nimh, non pensarci, ma quando arrivano le ragazze?, babe maialino coraggioso,il favoloso mondo di amèlie,grease,little miss sunshine, agata e la tempesta, american beauty, i cento passi, thank you for smoking, breakfast on pluto, lost in translation, jack lo squartatore, come te nessuno mai, donnie darko, marie antoinette, le fate ignoranti e tutto ozpetek, le conseguenze dell'amore, across the universe, si può fare, w.(oliver stone), woody allen

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Ho fatto il nido. Ho messo le lenzuola pulite, ho passato l'aspirapolvere, ho piegato i maglioni nell'armadio, ho messo lo spazzolino in bagno, ho comprato il caffè. Ho passato talmente tanto tempo a cercare un posto che fosse mio, che adesso che ce l'ho, continuo a guardarmelo come se non fosse reale. Passeggio in ogni stanza e accolgo ogni particolare. Mi succede sempre così, quando ho una cosa nuova che mi piace, la devo guardare un milione di volte (un quadro appena appeso, una pagina appena scritta, un paio di scarpe appena comprate, un pavimento appena pulito, una foto appena scattata). Provo un piacere fisico, nell'accarezzare con lo sguardo i mobili, gli oggetti sistemati dappertutto con il loro ordine azzurro, lo specchio grande in bagno, le chiavi appese nell'ingresso. Quando rientro, mi investe il suo profumo, e sorrido sempre, ogni casa ha il suo, e questa sa di buono. Ho fatto pace con questa città, ho capito che non era colpa sua, se scappavo sempre, se mi stava così antipatica. E' stato facile. Non ho dovuto fare nulla, le cose sono successe da sole tutte insieme, ed ho preso una direzione in maniera talmente naturale da chiedermi dove fossi stata, in tutti questi anni. E anche se ho ancora un sacco di cose da decidere, mi sento bombardata d'affetto da ogni parte, casa compresa, perciò, dopo un sacco di tempo, mi sento serena. Ok, nessuno si allarmi di questa serenità, la prossima crisi mi sta di sicuro aspettando dietro l'angolo. Speriamo solo di non prendere quella strada, almeno per una volta.

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Cerco il mio Paese delle Meraviglie




Hai presente quella cosa, quella corrispondenza di pensieri? Dai, me l'hai scritto tu, qualche giorno fa. Sì, c'è, lo confermo, è viva, là sotto, ogni tanto si nasconde, è un po' selvatica, la dobbiamo addomesticare perché secondo me la spaventiamo, ancora. E' come quando prendi un animale nuovo in casa, fa il timido, piagnucola, si deve ancora abituare ai nuovi padroni. 
Ci sono dei momenti in cui vorrei ripulirla da tutto il sostrato di cazzate, lucidarla e farla brillare, scoprirla del tutto, tirare fuori il nocciolo e metterlo al sole, bianco, liscio.
Però poi mi dico, che quello che sembra una specie di involucro che la nasconde, in realtà è parte di essa. Il contenente per il contenuto. E sorrido, mi fa sorridere in continuazione.
E ho pazienza, non perché voglio che quella corrispondenza diventi perfetta, ma perché so che là sotto c'è qualcosa ancora di ignoto che sta aspettando solo che ci mettiamo le mani e lo tiriamo fuori.
Che giro di parole infinito per dirtelo, eh?
(Lo sai, per dirti cosa).



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Cerco il mio Paese delle Meraviglie




Ci sono giorni in cui mi sento piccolissima, debolissima, una bambina di cristallo che se la tocchi la rompi.
Sono i giorni in cui sto rifugiata dentro casa e tremo (letteralmente) di paura, e ho ancora bisogno della mano di qualcuno che rimanga l'unico sostegno, e mi ci aggrappo per non farmi trascinare giù.
Sono quei giorni che si sistemano tra altri due, e quei due che stanno intorno sono come colonne portanti, che sostengono tutta la struttura. Perché sono momenti felici, come il giorno di ieri e come quello di domani. In mezzo, il giorno d'oggi, che è stato pieno di preoccupazioni sovrapposte, che si sono manifestate nel silenzio.
Io il silenzio e la solitudine li ho sempre amati, ed ora li detesto. Li riempio di pensieri che si incatenano l'uno con l'altro e si gonfiano, fino ad esplodere.
Mi manca l'aria per un attimo.
Poi il cuore ritrova il suo battito regolare, e si fa domani, ed è un giorno bello.


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Cerco il mio Paese delle Meraviglie




"Signora Madre, è notte fonda, mi sono alzata e sono venuta qui a scrivervi. Tanto per cambiare, anche questa notte l'angoscia mi ha presa d'assalto. Ormai è una bestia che conosco bene, so come devo fare per non soccombere. Sono diventata un'esperta della mia disperazione.

Io sono la mia malattia e la mia cura.

Una marea di pensieri amari sale e mi prende alla gola. L'importante è riconoscerla subito e reagire, senza lasciarle il tempo di impadronirsi di tutta la mia mente. L'onda cresce rapida e ricopre tutto quanto. E' un liquido nero, velenoso. (...)

Mi vedo morire, mi guardo dalla riva, ho i piedi già bagnati di quel liquido nero e velenoso. (...)

Perché venire a galla? Meglio morire sott'acqua. Vengo tirata giù. Mi sento sprofondare. E' tutto buio.

Poi sono di nuovo sulla riva, in piedi, ancora io, ancora viva, guardo il mare velenoso, nero fino all'orizzonte (...) mille pensieri di distruzione, sono morta mille volte, continuo a morire senza smettere di agonizzare. (...)

Vedo la riva di un'isola minuscola, là in fondo c'è una ragazza che si guarda intorno (...) quella ragazza sono io.

Fai qualcosa per te, ragazza sulla riva, fai qualcosa per te stessa. Non lasciarti amareggiare da ciò che senti dentro di te. Dovunque ti volti vedi la tua disfatta. La marea nera sale, è piena di pesci morti. Reagisci, non soccombere.

Bisogna fare in fretta, prima che io sia completamente sopraffatta, finché c'è un angolino della mia mente che riesce a vedere che cosa le sta succedendo. Bisogna trascinarsi lì con tutte le forze, ritirarsi in quel cantuccio ancora capace di prendere decisioni, e dire: io.

Io non sono questo sfacelo, io ce la posso ancora fare, io sono forte, io non voglio lasciarmi sciogliere dentro questo veleno nero, io non sono tutta questa morte che vedo, io non voglio inghiottire questo mare, io non lascerò che tutto questo buio entri dentro di me e mi cancelli.

Ci sono ancora, da qualche parte, sono qui, separata da questa devastazione, l'angoscia non mi ha ancora presa tutta, c'è ancora un angolo dove posso mettermi al riparo e dire: io.

Se riesco ancora a farlo, per questa notte sono salva, sono in grado di alzarmi e lasciarmi alle spalle il mio letto di affanni e venire qui a scrivervi."

T. Scarpa, Stabat Mater.


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Cerco il mio Paese delle Meraviglie


giovedì, 24 settembre 2009 - In:
La mia strana verità


Certi giorni è incredibilmente difficile vestire i proprio panni.
Invidio il mestiere dell'attore. Sei sempre qualcun'altro. E anche se non ti ritrovi più, chi se ne frega, c'è un'altra identità pronta all'uso, da disegnarti addosso.
E magari quell'identità ha anche il coraggio dei propri sentimenti, per una volta. Senza falsarli e confonderli. Senza esagerarli, o, dall'altra parte, minimizzarli.
Oggi ho riletto, guardandolo con occhi nuovi, un blog che mi ha emozionata parecchio. Adesso che finalmente lo capisco mi chiedo dove fossi stata, in tutto questo tempo.

Nota a piè di pagina:
ho imparato di nuovo a piangere. Almeno un po'.




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Cerco il mio Paese delle Meraviglie




Dopo una lunga serie di interventi particolarmente pesanti da digerire, cerco di sdrammatizzare un po' i toni del blog con queste cinque mie personalissime Verità.
Naturalmente riguardano gli uomini.
Naturalmente saranno riaggiornate ogni qualvolta se ne presenti l'occasione.
- Un uomo in dolcevita è tutta un'altra cosa.
-Uno uomo non nota i particolari: se ti fa un complimento per come sei vestita, o come ti stanno i capelli, è amore.
-Gli uomini hanno dei seri pregiudizi sulla guida delle donne. Se un uomo fa un complimento a riguardo, vedi sopra.
- Si capiscono molte cose dal modo in cui mangia un uomo (questa vale anche per l'altro sesso)
-La parità dei sessi 'stocazzo! Ieri sera ho avuto l'ennesima conferma da una scena di Whatever works, l'ultima fatica di Woody Allen:
Il burbero Boris, svegliato nella notte da un attacco di panico, dice alla moglie che il motivo per cui l'aveva sposata era la sua raffinata intelligenza, che permetteva delle discussioni alla pari. (Parafrasando), questa parità ad un certo punto lo stufa, e di chi finisce per innamorarsi? Della ragazzina svampita, alla quale può elargire la sua cultura, senza esserne (quasi) mai messo in discussione.
Vi sa di già sentito?

 




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lunedì, 24 agosto 2009 - In: confession of a dangerous mind
Muratori sul tetto


A volte mi sembra di essere in uno di quei cartoni animati in cui un qualche personaggio tenta di trattenere l'uscita dell'acqua da una diga. Ci sono tanti buchi dai quali escono gli zampilli. Tappandone uno, se ne libera un altro, e così via, all'infinito (due mani e dieci dita non sono mai abbastanza per arginarla definitivamente).
Quando qualche aspetto della mia vita inizia a fare acqua, investo tutte le mie energie per tappare il buco, ma poi, da qualche altra parte, qualcos'altro inizia a sgocciolare. E non è mai finita, c'è sempre qualcosa da lasciare in sospeso per accorrere a salvarne un altro pezzo.
Vorrei essere un centimani e millepiedi per sistemare tutto e andare dappertutto.


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Quello che è rimasto, togliendo tutti gli orpelli esterni, è solo un grumo di rabbia. Ogni tanto sale su per la gola ed esce dagli argini, incontenibile, straborda. Mi tremano le mani, il cuore batte all'impazzata e mi va il sangue alla testa, alzo la voce, me la prendo con qualcuno (a caso), per qualcosa (a caso). Quando risalgo all'origine, scopro che il punto di partenza era, in realtà, molto lontano da quello di arrivo.
Vorrei estirpare una volta per tutte questo insopportabile dolore che riposa nel fondo. Non riesco ancora a farne una pulizia completa, si riforma ogni volta, celato sotto strati di ottimismo.


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Cerco il mio Paese delle Meraviglie




Mi capita di avere paura di emozionarmi troppo. Ultimamente mi sento dire, sempre più spesso, che "io non piango mai". E purtroppo è vero, faccio sempre più fatica a sciogliere la tristezza in lacrime, ad esplodere in quelle crisi di pianto di cui ero maestra (protagonista della mia rappresentazione tragica personale, fatta di mugugni e strilli), che duravano dei quarti d'ora, e delle buone mezz'ore, a volte, se volevo consapevolmente farmi del male e mi mettevo ad ascoltare quelle canzoni particolarmente tristi, e che sadicamente sapevo mi avrebbero fatto effetto. Il fatto è che, dopo, mi sentivo leggera, svuotata. Adesso mi rimane tutto bloccato in gola, non va né su né giù, non lo riesco ad infilare da nessuna parte, non ho più spazio nei cassetti, non posso gettare più polvere sotto il tappeto né ho un bidone della raccolta differenziata che possa contenere tutte le magagne che mi farebbero tanto piangere. Ho imparato a trattenere tutto, come se avessi il terrore di non riuscire a reggere il colpo, se iniziassi ad espellere. So da tempo che non posso mettere sotto controllo ogni aspetto della mia vita (una specie di Big Brother di me stessa), ma anche se me lo ripeto in continuazione, mi sembra di adottare lo stesso le soluzioni sbagliate.
A volte ho anche paura di ridere troppo. Che la gioia sia talmente tanta che non riesca a contenerla, e mi faccia esplodere in un milione di piccoli pezzi. Sarebbe un bel modo di morire. Se non fosse che, invece, una felicità così grande è sempre seguita dalla malinconia struggente del ricordo.
Maledizione a questi circoli viziosi della vita.


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Cerco il mio Paese delle Meraviglie




Prendere il coraggio a quattro mani e trasferirmi a Torino. E poi fare immediatamente domanda per l'Erasmus a Parigi.
Comprare un biglietto aereo per Buenos Aires.
Essere assunta in quella redazione di quel giornale.
Vincere quel concorso.
Avere un'idea geniale che qualcuno finalmente mi pubblichi.
Poter dire un giorno: sì, parlo correttamente inglese, francese e spagnolo.
Fare quell'incontro fatale che finalmente cambi il corso degli eventi.


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